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Rapporto Svimez, Sud in agonia
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| La presentazione dei dati sul Mezzogiorno ha riaperto la ferita fra Governo e Regioni |
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 Nessuno, fra i governatori, i sindacati, i rappresentanti dell'industria e della formazione, si aspettava buone notizie dal rapporto sull'economia del mezzogiorno. Eppure la diagnosi dello Svimez è stata una doccia gelata per tutti. Perchè – a dispetto dell'incoraggiante ripresa economica decantata da Berlusconi - il Sud resta in “prognosi riservata”. Una terra in recessione, colpita mortalmente dalla crisi industriale, che da quasi un decennio cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi, e il cui Prodotto interno lordo è tornato ai livelli di inizio millennio. Una periferia economica e sociale in cui una famiglia su tre sfiora la soglia della povertà. Colpa – secondo il Governo - dell'ineficienza, dell'incapacità programmatica, degli sprechi contro i quali il frenetico Nord punta il dito, ormai da diversi decenni. Ma i governatori non ci stanno: a palazzo Artieri a Roma c'è stata una levata di scudi: “i dati forniti dallo Svimez fanno finalmente chiarezza e confermano che da dieci anni a questa parte i fondi del Governo per i Sud sono via via diminuiti tanto da compromettere anche i servizi essenziali; ciononostante il Molise è riuscito a superare l'biettivo Uno ed entrare a pieno titolo nell'area di competitività dell'Unione Europea – ha osservato il presidente della Regione, Iorio, che ha rifiutato la beffa dell'accusa di cattiva gestione. Gli hanno fatto eco – con toni anche più aspri - Vendola e De Filippo, che in Puglia e Basilicata vivono lo stesso dramma tutto meridionale. Ma i governatori del Sud non hanno sfondato la porta del ministro per i rapporti con le Regioni, Fitto, che – pur conoscendo bene le difficoltà del meridione – resta sulla linea accusatoria di Tremonti. Per il Sud, l'analisi dello Svimez, è stata l'occasione per la chiamata alle armi: in qualità di vice presidente della conferenza Stato-Regioni, Iorio, ha già siglato un tacito patto di collaborazione con Cristina coppola, vice della Marcegaglia in Confindustria e con i vertici nazioanli di CGIL, CISL e Uil. L'intenzione è fare fronte comune per chiedere al governo di salvaguardare il diritto del Mezzogiorno di avere parità di risorse e strumenti rispetto al Nord, per non soccombere con il federalismo e sopravvivere alla crisi. Un obiettivo che si raggiunge anche miglioando la formazione professionale: è il princicpio sposato dal rettore dell'università del Molise, Cannata, che nella sede del ministero dell'istruzione ha già sottoscritto insieme ad altri 16 rettori, la nascita della rete delle università meridionali: un laboratorio di programmazione per lo sviluppo e il progresso del meridione, in linea con la valorizzazione del capitale umano tanto caro al presidente Napolitano. Ma se al 30% delle famiglie meridionali sono mancati i soldi per vestirsi, se quasi il 17% non ha potuto pagare luce, acqua e gas, se otto famiglie su cento hanno rinunciato a molti generi alimentari e il 20% non si è potuto permettere cure mediche, allora il problema non è solo del Sud. Ne è convinto anche il presidente della commissione episcopale per i problemi sociali (e arcivescovo di campobasso) Bregantini: “Il mondo politico deve sentire il Sud come una questione dell'Italia intera, perchè le sale di attesa dei vescovi sono gremite di persone che chiedono aiuto”.
redcb [21/07/2010]
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Alessandro, sogno finito in tragedia |
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problema della sanità nel Molise |
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San Giovanni in Galdo
MAURIZIO VANDELLI – Il 1/08 in Molise [30/07/2008]
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