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Dopo la sentenza del Tribunale di Larino la comunità s’interroga sul proprio futuro
San Giuliano, il giorno dopo
Difficile convivenza tra rabbia, dolore e necessità di andare avanti
San Giuliano, il giorno dopo Nessun commento, nessuna voglia di parlare, solo rabbia e dolore. Il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Larino, la comunità di San Giuliano si è svegliata attonita per quanto accaduto. La sentenza del giudice Laura D’Arcangelo è stata presa dai familiari delle vittime come uno schiaffo al loro senso di giustizia che vedeva nei sei imputati e non nel terremoto del 31 ottobre 2002 i soli colpevoli della morte dei 27 bambini e della loro maestra.
Non spetta a noi commentare la decisione, non certo facile del giudice di Larino, né tanto meno giudicare se le scene di rabbia, sfociate anche nell’insulto, siano state giuste o ingiuste nei confronti della magistratura e delle altre Istituzioni chiamate in causa. L’unica cosa che veramente conta, adesso, è aiutare la comunità di San Giuliano a riprendere quel processo di rinascita iniziato lentamente ma che in questi mesi stava dando i suoi frutti.
Un processo che non può arrestarsi, se non altro per le decine di bambini che ancora animano la comunità e che non hanno colpa di quanto accaduto. Sono loro, adesso, che hanno il diritto di vivere e crescere in un ambiente dove l’odio e la rabbia non siano gli unici sentimenti a prevalere. Il compito più gravoso spetta al sindaco Luigi Barbieri.
Su di lui è caduta la responsabilità di ricucire lo strappo che si è creato dopo il 31 ottobre 2002 nel paese bassomolisano. Fino a questo momento ha fatto bene il suo dovere e dopo la sentenza era a piangere con i familiari delle vittime e a confortarli.
“San Giuliano è una comunità lacerata”, ci ha confessato. Dovrà essere il primo a cercare di ridare fiducia e speranza ai suoi concittadini per il futuro e per le nuove generazioni e a far comprendere loro che la rinascita di San Giuliano non è nella sola giustizia dei tribunali.


rd [15/07/2007]


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